Lascia perdere tutto quello che ti hanno detto sull’amore.

Lascia perdere tutto quello che ti hanno detto sull’amore.

Che è dolce, che ti salva la vita, che ti riempie di gioie.
L’amore è la panna che s’inacidisce, l’amore è quella roba che ti fa venire voglia di morire, ti distrugge dall’interno e ti porta la desolazione.
E non è questione di persone giuste, non è questione di posti perfetti con tramonti meravigliosi. Si tratta di sesso e graffi sulla pelle, di morsi, di coltelli e piatti che si rompono, è tutto un assassinio dove entrambi muoiono e non esiste il colpevole.
Ma se ti capita, nella vita di merda che ti passa sotto il naso tutti i giorni, di trovare il tuo personale profumo, allora non startene con le mani in mano:
Portalo al mare.
Davvero, portalo al mare e stringigli la mano.
Portagli la colazione, offrigli da fumare, compragli un mazzo di fiori e guardalo sorridere. Digli il tuo colore, il tuo film, la tua canzone, il tuo cibo, le tue battute, le tue stronzate, il tuo gelato preferito, raccontagli della tua vita e di quanto schifo abbia fatto e di quanto altro schifo ti abbia portato prima che arrivasse.
Ma non puntare tutto.
Io l’ho fatto.
E credo che uscirne illesi è qualcosa di impossibile. O almeno difficilmente raggiungibile. Sai, quando senti le fatidiche ”farfalle nello stomaco” è la fine.
Cominci a non dormire, a chiederti se dici la cosa giusta, a chiederti se ne vali la pena. Cominci ad ascoltare quelle canzoni sdolcinate da farti passare la voglia dello zucchero vero e proprio, cominci a vestirti bene, a riempirti di profumo, cominci persino a credere che non è così male, d’altronde, mettere un piede fuori dal letto.
E io, ovviamente ho cominciato a crederci e non credo di essermi ancora fermato.
Io ho visto il mare e lui, ho visto la colazione, l’ho visto ridere, ho sentito le farfalle, i moscerini, i cani, i gatti, i leoni, le tigri, le pantere, ho sentito tutto uno zoo e ogni tanto mi ricorda che esiste dentro di me.
E, davvero, ho creduto che la vita non è poi così orribile, che persino andare a scuola non lo era, anche se la sveglia suonava troppo presto, in quel preciso istante in cui mi svegliavo nel bel mezzo della notte ho sperato che fosse già giorno, che fosse già ora di andare anche solo per incrociarlo e sentirmi dire che sono bello da morire.
Poi ti ci abitui a sentire tutto questo.
E combatti.
Perché non vuoi proprio saperne di ricordare cosa sentivi prima, prima che succedesse tutto quanto, prima che il gelo ti avvolga persino d’estate.
Perciò andate e amate.
Ditemi poi come si sopravvive.
Perché io muoio ogni giorno.
Quando mi parla.
E quando non lo fa.

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