Tumore al seno, nuovo farmaco

Tumore al seno, un nuovo farmaco tutto italiano aumenta la sopravvivenza del 70%: ecco di cosa si tratta. Questo studio è stato condotto al Pascale di Napoli, il nuovo farmaco si chiama Ribociclib e, se viene associato alla terapia standard, può persino sconfiggere il tumore al seno.

Inibitore CDK4/6

Stiamo parlando del primo inibitore CDK4/6 che dimostra un’alta sopravvivenza nelle donne giovani con carcinoma metastatico o avanzato. L’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione Pascale di Napoli, ha dato il suo importante contributo per questa scoperta.

La molecole del Ribociclib ha dimostrato per la prima volta degli effetti positivi in combinazione con la terapia ormonale. Lo studio è stato condotto su un campione di 672 pazienti che sono stati seguiti per quasi tre anni ed è stato evidenziato che dopo 42 mesi dall’inizio del trattamento, il tasso di sopravvivenza è aumentato del 70% nelle donne che hanno utilizzato il farmaco e si sono sottoposte alla terapia standard, nelle donne che ricevevano solo la classica cura, il livello di sopravvivenza era del 46%.

Cosa dicono gli esperti

Gli esperti che si sono occupati di questo studio, hanno dichiarato: “Il cancro del seno avanzato può essere molto aggressivo ed è la principale causa di morte per cancro tra le donne tra 20 e 59 anni di età”.

Il compito di questa molecola è quello di inibire l’attività di alcuni enzimi che aiutano la proliferazione delle cellule tumorali e porta una riduzione del 30% del rischio di morte.

Il direttore del Pascale di Napoli, spiega

Il direttore del Dipartimento di Senologia del Pascale di Napoli, Michelino De Laurentis, ha spiegato: “L’obiettivo è la cronicizzazione del carcinoma mammario metastatico. Un traguardo sempre più vicino grazie ai passi avanti della ricerca. L’introduzione di ribociclib, in associazione alla terapia endocrina permetterà a molte più donne di ricevere in fase iniziale un trattamento efficace a bassa tossicità, evitando o comunque posticipando la necessità di ricorrere alla chemioterapia”.

Ed ha concluso affermando: “La terapia ha una grande efficacia, abbinata a una qualità di vita dei pazienti di livello assolutamente notevole, questo ci evita per un certo periodo di usare la chemioterapia che in donne soprattutto giovani, madri e lavoratrici, certamente impatta negativamente sulla qualità della vita. Con questa combinazione terapeutica otteniamo il massimo beneficio con il minimo di effetti collaterali. Questa è la prima volta che in uno studio clinico si rileva un vantaggio di sopravvivenza, non vorrei dare tono miracolistico ma è un passo importante, è un farmaco che aggiungerà tanto all’armamentario terapeutico già ricco che abbiamo per il controllo del tumore mammario metastatico”.

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